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IREX, le rinnovabili soffrono a settembre il calo dei mercati finanziari

L’indice delle small-mid cap pure renewable quotate su Borsa Italiana ha sofferto la generale incertezza del settore di ...

L’indice delle small-mid cap pure renewable quotate su Borsa Italiana ha sofferto la generale incertezza del settore

di Alessandro Marangoni*

Il mese di settembre ha confermato la significativa volatilità dell’irex-indici-settembre-2018.jpgattuale contesto economico, che da una parte mostra solide prospettive di crescita, dall’altra rimane segnato da incertezze geopolitiche che ne minano la solidità ed ispirano cautela sui futuri trend.

Gli Stati Uniti persistono nella buona fase di crescita, stimolata dalle manovre espansive sul breve termine del Governo, dalla solidità della domanda interna e dalla produzione di petrolio su livelli record. Ciononostante, la graduale normalizzazione della politica monetaria della FED e l’incertezza derivante dalle future politiche commerciali, che hanno già prodotto un effetto depressivo sugli scambi internazionali, hanno portato ad una correzione al ribasso delle stime dell’OCSE di crescita del PIL scese a circa il 2,75% per il 2019, rispetto al 3% del 2018.

Analogamente, l’Eurozona sta confermando il perdurare di un’espansione dell’economia, ma la debolezza della domanda estera e il protrarsi degli attriti interni all’Unione hanno portato anche la BCE a rivedere al ribasso le proprie proiezioni: 1,8% per il 2019 e 1,7% per il 2020 contro il 2% del 2018.

Dal punto di vista esterno, i principali rischi per l’UE sono collegati alla generale depressione del commercio internazionale ed all’aumento dei prezzi del petrolio. Gli elevati dazi imposti dagli Stati Uniti alla Cina hanno ulteriormente frenato la crescita della potenza asiatica, già in rallentamento a causa di una congiuntura negativa del mercato dell’edilizia residenziale e dalla transizione di lungo periodo verso un riequilibrio generale del mercato interno.
I corsi petroliferi hanno conosciuto una forte ripresa per tutto il mese di settembre, con il WTI che ha toccato quota 82,88 $/b (+6,7% sul mese precedente), mentre il Brent ha chiuso a 73,34 $/b (+5%). Questi incrementi riflettono la reazione degli operatori alle minori scorte di greggio negli Stati Uniti rispetto alle previsioni, che potrebbero preludere a future tensioni nelle dinamiche domanda/offerta.

L’UE continua ad essere scossa dalla questione immigrazione, dalla fine del Quantitative Easing e dalla Brexit. Tuttavia, la solidità del contesto economico generale ha permesso una buona crescita dei principali listini azionari europei, soltanto negli ultimi giorni frenati dall’incertezza politica italiana, alimentata dall’annuncio sul deficit della prossima manovra di bilancio.
Il FTSE All Share, che nel corso di settembre era arrivato a sfiorare il +6% rispetto ad agosto, ha frenato a fine mese, chiudendo comunque in positivo dell’1,3%. Sulla falsariga anche gli altri listini azionari del Continente: il CAC 40 nonostante la frenata finale ha comunque chiuso in positivo a +1,6%, mentre DAX e Ibex, in rialzo per tutto il periodo, hanno chiuso in rosso, rispettivamente a -0,9% e -0,1%.
Il comparto Oil and Gas italiano ha invece mostrato un andamento più volatile, viaggiando in negativo nella prima metà del mese, laddove le quotazioni del gas hanno subito un ribasso, e recuperando in seguito grazie all’ascesa dei prezzi petroliferi. A fine mese, l’indice FTSE Oil&Gas ha chiuso a +0,6%, sulla scia della performance in flessione di Piazza Affari negli ultimi giorni.

L’indice IREX delle small-mid cap pure renewable quotate su Borsa Italiana, pur mostrando minore volatilità rispetto agli altri listini, ha sofferto la generale incertezza del settore, chiudendo a -1,6% sul mese di agosto.
A pesare sul valore dell’indice è stata, infatti, la performance negativa dell’intero comparto energetico e delle utility. Il significativo aumento dello spread sui titoli di Stato decennali italiani rispetto a quelli tedeschi, che a fine mese ha toccato quota 280 punti base, avvenuto in seguito all’annuncio del Governo sul rapporto deficit/PIL al 2,4%, ha alimentato le vendite, facendo registrare forti perdite alla fine del mese.

I worst performer sono stati Falck Renewables (-8,82%), Innovatec (-6,76%), Enertronica (-5,65%), Terni Energia (-4,69%) e Agatos (-3,57%). Agatos S.p.A., peraltro, dopo un inizio in sordina aveva registrato importanti realizzi in Piazza Affari in seguito all’approvazione del nuovo Piano Industriale 2019-2022, che prospetta una crescita derivante dalla realizzazione in qualità di EPC contractor di diversi impianti a biometano sostenuti dagli incentivi del DM del 2 marzo 2018. Enertronica S.p.A., invece, aveva già risentito a metà settembre della perdita di una commessa per un impianto fotovoltaico in Spagna da circa 120 MW e un valore stimato di circa 14 milioni di Euro, e dall’annuncio di una perdita di 5 milioni di Euro nella costruzione di un impianto fotovoltaico in Nevada (USA). Altri titoli in flessione sono stati K.R. Energy (-3,48%), Gruppo Green Power (-3,40%), Renergetica (-2,99%), EEMS (-1,69%) ed Iniziative Bresciane (-0,99%).
Tra i titoli che hanno invece registrato performance positive, vi sono PLT Energia (+8,86%), Alerion (+5,32%), Ecosuntek (+5,24%) e Frendy Energy (+3,33%). PLT Energia ed Ecosuntek, in particolare, stanno capitalizzando i risultati positivi comunicati a settembre nella relazione semestrale, dove in entrambi i casi si evidenziano forti crescite delle marginalità. Il titolo di Alerion Clean Power S.p.A., d’altra parte, ha preso slancio sia dalle performance particolarmente solide del Gruppo FRI-EL Green Power, a cui fa capo, che dalle numerose operazioni di riacquisto di azioni proprie effettuate in settembre, che ne hanno sostenuto la domanda.
 
*Alessandro Marangoni è amministratore delegato di Althesys, la società di consulenza che cura l’indice Irex

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